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Olio di mandorle contro il diabete

L’olio di mandorle, è uno dei rimedi naturali per tenere sotto controllo il diabete. Ha una duplice azione, riduce il rischio di contrarre il diabete e riesce a combattere anche l'obesità, spesso concomitante con il diabete.

Sono questi i risultati dell'ultimo studio dei ricercatori dell'Università del Missouri alla ricerca di nuove armi naturali contro il diabete.
La qualità essenziale dell'olio di mandorle sarebbe la sua capacità di agire direttamente sulla flora intestinale che è decisiva nel metabolismo umano.

Già precedenti studi avevano suggerito che un enzima corporeo detto SCD1, avesse un ruolo nella resistenza all’insulina, per cui i pazienti che erano interessati dalla presenza di questo enzima sviluppavano una forma di diabete, che generalmente conduceva anche all’obesità. In tal senso, l’olio di mandorle pare che riesca a sopprimere l’enzima SCD1, ponendosi come uno dei rimedi per il diabete tra i più naturali sino ad oggi mai sviluppati. 

Infatti, nel più recente studio si è potuto appurare che nei topi obesi con una carenza ormonale, soprattutto di leptina, vi è una differente composizione della flora batterica intestinale rispetto a quella presente nei topi magri, questo perché la leptina è direttamente coinvolta nella regolazione del metabolismo.
In conclusione, l’olio di mandorle sembra agire sia sull’enzima SCD1 che sulla flora batterica intestinale, con un meccanismo anti diabete che, se pur non del tutto chiaro, è in grado di contrastare anche l’obesità intervenendo sulla tolleranza al glucosio e sulla resistenza all’insulina. Lo studio completo è stato presentato all’assemblea generale dell’American Society for Microbiology a San Francisco.

Dieta per Diabetici

Le terapie farmacologiche seguite durante il diabete hanno maggiore successo se associate a regimi alimentari corretti e controllati da medici dietologi. Ci sono certamente dei cibi sconsigliati, alcuni da assumere con moderazione ed altri da consumare liberamente senza restrizioni particolari. Il paziente diabetico deve far attenzione all’assunzione esagerata di glucosio ma non deve e non può eliminarlo totalmente dalla propria alimentazione.

Innanzitutto occorre porre attenzione ai carboidrati, assumerli in maniera bilanciata nei singoli pasti e diversificarli nei vari alimenti, basta ricordarsi che la dose totale di carboidrati concessa va dal 45% al 55% delle calorie complessive che si possono assumere. Ma anche questo fattore è strettamente connesso alla tipologia di peso (se si tratta di un soggetto gravemente sovrappeso o obeso sarà necessario studiare un bilanciamento diverso).



Proteine e grassi monopolinsaturi e polinsaturi possono essere tranquillamente assunti perché si trasformano in glucosio molto lentamente e solo il 50-60% delle proteine ad esempio subisce il processo. Sono concessi il 15% di proteine e il 25% di grassi, distribuiti equamente nei vari pasti.

Ovviamente vanno tenuti sotto controllo con dovute restrizioni il sale e l’alcol è del tutto bandito soprattutto se il paziente è sottoposto a terapia insulinica. Sono consigliati metodi di cottura che richiedono pochi grassi, quindi si alla cottura a vapore, ai ferri e al cartoccio. Sono concessi i latticini freschi e con pochi grassi, sono utili le fibre delle frutta con eccezione per quella più zuccherosa, quali banane, cachi, fichi,uva ed avocado.

Una leggera attività fisica può di certo sostenere la terapia farmacologia e la dieta, permettendo al soggetto di perdere peso in maniera equilibrata senza arrecare danni alla muscolatura.

Valori Diabete

Il paziente diabetico lotta quotidianamente con la glicemia (il valore di zucchero nel sangue), deve necessariamente seguire delle regole abbastanza rigide nel calcolare le calorie dei cibi che assume nella sua dieta e deve saperle distribuire in maniera equilibrata nell’arco della giornata per far si che non si verifichi un eccessivo accumulo di zuccheri, derivanti in genere da tutti gli alimenti, che siano carboidrati piuttosto che proteine e grassi di origine animale.



Fatta eccezione per quei casi già conclamati in cui il paziente già sa di avere il diabete, chiunque si sottopone a delle analisi del sangue di routine dovrebbe tenere sempre sotto controllo i valori della glicemia per scongiurare qualsiasi problema di salute successivamente e, ancor più importante, per intervenire in tempo qualora si verificasse che uno di quei valori risulti alterato un po’ troppo rispetto alla norma consentita. Chiarimento necessario e valido per qualunque soggetto anche non diabetico: i valori della glicemia al mattino a digiuno sono sempre molto più bassi rispetto alla norma (dopo i pasti ovviamente la glicemia tende a salire) per cui occorre tener presente questo fondamentale aspetto per fare delle giuste valutazioni.

Molti esami infatti vengono spesso fatti al mattino e comunque a 8 ore di distanza dall’ultimo pasto e poi ripetuti, se è il caso di approfondire, 2 ore dopo i pasti o dopo 2 ore dall’assunzione di una sostanza a base di acqua e glucosio (esame post-prandiale). I valori di norma del glucosio nel sangue sono compresi tra 60 a 110 mg/dl, quando i valori a digiuno però superano i 126 mg/dl, oppure, a due ore dai pasti, ancora i valori superano 199 mg/dl è necessario consultare un medico perché si è di fronte a un caso di diabete. Casi considerati “a rischio” di diabete sono quelli che presentano valori tra i 110 e i 126mg/dl a digiuno o nell’esame post-prandiale con valori tra i 140 e i 199 mg/dl.

Alimentazione Diabete

Il diabete comporta al paziente talvolta delle rinunce in ambito alimentare e serrati controlli sulle calorie e sulla tipologia di cibi da assumere nell’arco della giornata. Diventa spesso difficile studiare un piano alimentare sano e senza eccessi ecco perché diviene fondamentale l’ausilio di un medico nutrizionista che può di certo con la sua professionalità supportare il paziente nella scelta di un regime alimentare controllato che non comporti divieti pesanti.
L’organismo di qualsiasi individuo necessità di una serie di importanti alimenti utili al sostentamento dei muscoli e degli organi, il cibo non deve essere visto solo come metafora di un piacere del palato, ma deve essere interpretato in un’ottica salutistica vera e propria. Questo principio per il paziente diabetico è ancor più importante perché una sana ed equilibrata alimentazione aiuta e incoraggia il successo anche delle cure farmacologiche. Inoltre associare una leggera attività fisica agevola il miglioramento psicofisico del paziente. Mangiare con gusto gli alimenti più sani e creare una sorta di rito del pranzo o della cena, fatto di gesti curati e creativi ad esempio, può aiutare psicologicamente il paziente diabetico a non sentire il peso della sua condizione a tavola.

L’alimentazione del paziente con diabete deve essere completa di ogni cibo, dai carboidrati semplici e complessi, ai cereali, dalle proteine ai grassi, ogni elemento va assunto quotidianamente nel rispetto delle regole che prevedono il conteggio delle varie calorie per ogni fase. Recenti studi hanno dimostrato che alimenti quali il riso e il pane integrale, frutta secca e perfino il caffè dopo i pasti aiutano il diabetico a mantenere basso il livello di glicemia nel sangue.

Piede Diabetico

Il cosiddetto “piede diabetico” è una grave conseguenza a cui conduce il diabete, danneggiando e rendendo assolutamente inutilizzabili gli arti inferiori e più specificatamente il piede. Nella maggior parte dei casi purtroppo questa complicanza si risolve con l’amputazione dell’arto. In termini medici questa patologia viene definita neuropatia diabetica e arteriopatia degli arti inferiori e si tratta di situazioni mediche diverse fra loro. Nello specifico si parla di piede neuropatico o piede ischemico: il primo è più complesso in quanto riguarda i centri nervosi del piede che non riescono più a funzionare correttamente chiudendo ogni tipo di “dialogo” con il cervello (quindi il soggetto colpito da questa forma di patologia perde del tutto la sensibilità dell’arto e non avverte assolutamente nulla anche a livello muscolare), mentre il secondo tipo è un’ arteriopatia ostruttiva periferica che colpisce gli arti inferiori i cui vasi sono appunto ostruiti da placche di lipidi. L’antologia medica ci riporta però dati significativi sulle due patologie, ovvero i pazienti anziani tendono ad essere colpiti da entrambe quasi sempre contemporaneamente, cosa che rende il quadro clinico più complicato che va sotto il nome di piede neuro-ischemico. Un piede diabetico in genere presenta delle ulcere profonde che lo rendono maggiormente incline alle infezioni irreversibili, generando delle gangrene cause dell’inevitabile amputazione dell’arto. Una percentuale altissima di pazienti diabetici colpiti da arteriopatia trovano una soluzione nell’amputazione del piede. Questa grave complicanza a cui va incontro inesorabilmente il paziente diabetico, soprattutto anziano, potrebbe essere affrontata in maniera diversa adottando adeguate profilassi ed esami preventivi che aiutino soprattutto a limitare il numero delle amputazioni.

Diabete di Tipo 2

Il diabete di tipo 2 è detto non insulino-dipendente,in quanto la produzione di insulina da parte del pancreas è normale, ma l’organismo non riesce ad usare questo ormone come dovrebbe, si parla infatti di insulino-resistenza. Il diabete tipo 2 ed è la forma di malattia più diffusa rispetto al diabete di tipo 1 in quanto colpisce prettamente gli adulti normalmente sopra i 40 anni e che si trovano in particolari condizioni di sovrappeso o di obesità. Il paziente con diabete di tipo 2 deve maggiormente controllare il proprio peso e l’alimentazione per non incappare in complicanze gravi a carico dell’apparato cardiovascolare ad esempio.

diabete di tipo 2

I sintomi sono molto gravi ed evidenti per cui il paziente può riconoscerlo da precisi segnali: oltre ai campanelli d’allarme più comuni associati anche al diabete di tipo 1 (quali astenia, poliuria- cioè la frequente minzione-, perdita di peso, polifagia- la fame eccessiva-, polidispsia- ovvero un frequente bisogno di bere-, infezioni epidermiche e prurito) si verificano anche capogiri, eccessive sudorazioni, sbalzi di umore notevoli, talvolta depressione e deficit visivi.


Oggi sono date delle indicazioni alimentari nel campo della prevenzione del diabete di tipo 2 che consigliano l’assunzione di spinaci, cavolfiori e broccoli, oltre che di latticini freschi e magri per evitare che il tasso di glucosio si innalzi nel sangue. Se queste semplici regole del mangiar sano contrastassero il diabete sarebbe davvero un passo avanti nella ricerca delle prevenzione e basterebbe mangiare in maniera equilibrata per rimanere in salute per tutta la vita.

Diabete di Tipo 1

Il diabete è una malattia di tipo cronico che riguarda il metabolismo, nel senso che purtroppo a tutt’oggi non vi sono cure per guarire, ma solo attraverso una metodica applicazione di particolari accorgimenti è possibile tenerlo sotto controllo anche per tutta la vita. http://www.blogger.com/img/blank.gif

Diabete di Tipo 1

Il diabete di tipo 1 , detto insulino-dipendente, è causato dall’alta presenza di glucosio nel sangue (la cosiddetta iperglicemia) dovuto principalmente ad un malfunzionamento o ad un’alterazione grave dell’insulina, ormone prodotto dal pancreas, che ha lo scopo principale di far penetrare il glucosio nelle cellule delle isole beta per trarre energia. Quando questo delicato principio si squilibra, perchè accade che le cellule delle isole beta del pancreas si distruggano, il glucosio si va erroneamente a depositare nel sangue, perdendo completamente la sua funzione principale.

Il diabete di tipo 1 in modo particolare colpisce maggiormente i giovani, adolescenti e bambini nella prima infanzia, la sua http://www.blogger.com/img/blank.gifcomparsa è a rapida progressione con sintomi anche molto gravi ed i fattori scatenanti sono principalmente genetici (quindi predisposizione familiare) oppure legati all’alimentazione sbagliata. Il diabete di tipo 1 a causa della distruzione delle cellule beta porta purtroppo ad un deficit di insulina assoluto per la presenza di questi anticorpi cosiddetti anti-GAD, anti-insulina appunto.
Il diabete di tipo1 è definita infatti per questa ragione una malattia autoimmune perché si basa su una reazione del sistema immunitario, non più capace di elaborare il glucosio, che agisce contro l’organismo stesso.

L’iperglicemia può causare gravi modificazioni di tipo patologico dell’organismo che possono verificarsi anche molto tempo prima che il diabete insorga in maniera palese con tutta una serie di precisi segnali e sintomi, quali: astenia (stanchezza eccessiva), forte arsura, frequente minzione, aumento dell’appetito, diminuzione ponderale, predisposizione alle infezioni maggiormente di tipo cutaneo, secchezza della pelle, forte prurito localizzato all’area genitale.